
In un piccolo paese, su una piccola isola, viveva un vecchio uomo conosciuto da tutti semplicemente come Signor Corelli. Era un tipico vecchio signore: basso, pelato, rugoso e gobbo. Viveva in una modesta abitazione, su una grande collina, ad un’estremita’ dell’isola, con un enorme albero di banane nel suo giardino. Era un uomo semplice di natura e cortese con gli sconosciuti quanto lo era con i propri amici e familiari. Era un tipico vecchio in tutti i sensi, e come molti uomini anziani, forse piu’ degli altri, era molto senile.
Il Signor Corelli aveva il particolare sospetto che ci fosse da un po’ di tempo un elefante nascosto intorno al mercato di pesce del paese. Cerco’ di evitare di recarsi al mercato dei cibi di mare, preferendo sostituire il pesce con delle banane prese dall’albero che aveva in giardino. I vicini pensavano che questo atteggiamento fosse illogico, ma lui non se ne preoccupava. Quando andava al mercato, di solito per ordine del medico che riteneva necessario per il Signor Corelli l’apporto nutrizionale che derivava dal mangiare del pesce regolarmente, camminava sospettosamente tra i banchi, come se qualcuno lo spiasse. Niente passa inosservato in un piccolo paese, e quell’insolito comportamento non contribuiva all’opinione che i compaesani si erano fatti di lui. Molte delle persone che conosceva lo credevano schizofrenico, pensandolo ormai plagiato da insanita’ mentale, per pensare cose cosi’ bizzarre, mentre altri davano ormai per scontato che avesse avuto qualche orribile e traumatica esperienza in un circo.
Una spiegazione per il comportamento del buon Signor Corelli arrivo’ un giorno di fine estate. Fu durante una di quelle rare occasioni in cui il vecchio gentiluomo si recava nel centro del paese, al mercato del pesce. Si guardo’ alla spalle numerose volte mentre camminava tra i banchi zeppi di delicatezze marine e infinite varieta’ di pesce. Il forte, umido puzzo salmastro permeava l’aria quasi come le profondita’ da cui le delicatezze sui banconi arrivavano. Si avvicino’ infine al commesso di un bancone di ricci di mare. Il commesso era un giovane uomo quasi sulla ventina. Questi guardo’ fisso il Signor Corelli borbottare qualcosa tra se mentre si guardava intorno per un’ultima volta. Quindi si volto per affrontare il giovane.
“P-p-potrei avere un s-sacchetto di ricci, p-p-perfavore?” domando’ il piu’ rapidamente possibile.
“Quali vorrebbe, signore?” disse il commesso, essendocene una grande varieta’.
“Quelli viola s-scuro,” bofonchio’ allora il vecchio.
Il ragazzo era in procinto di prendere un sacchetto quando il suo piede inciampo’ in una pozzanghera di una strana sostanza gelatinosa. Guardo’ in basso solo per scoprire le proprie scarpe da corsa coperte di melma.
“Cavolo!” grido’ il lavoratore, “erano nuove queste scarpe!”
“Dovresti guardare dove m-metti i piedi figliolo,” bisbiglio’ il Signor Corelli, “quell’elefante cerca di beccare chiunque, in qualunque modo….”
Il giovane cerco’ di ignorare il commento, ma non pote’ ignorare il rumore di grida e di banconi ribaltati dall’altro lato del mercato. Si giro’ in direzione del suono, e vide un grosso elefante ribaltare tavoli mentre una massa di gente fuggiva in tutte le direzioni. Alla vista della possente devastazione pachidermica il commesso lascio’ cadere il sacchetto e corse a tutta velocita’ nella direzione opposta.
Tutti evacuarono il mercato del pesce. Giunsero sul luogo la polizia, i vigili del fuoco e la protezione animali per occuparsi della situazione. Catturarono l’elefante con delle funi, cercando di calmarlo e trascinarlo via dal mercato. La polizia controllo’ l’intera zona in cerca di indizi su come fosse potuto succedere. Trovarono tracce dell’elefante ovunque: dalle impronte sul terreno a piccole montagnette delle sue feci, alcune con sopra impronte di scarpe. Alla fine della giornata, avevano ormai risolto il mistero.
“Insomma,” disse uno degli investigatori, “sembra che l’elefante, Dumbo da quanto risulta dalle nostre indagini, sia fuggito durante il trasporto allo zoo locale un paio di anni fa, e si sia nascosto da allora in uno dei magazzini abbandonati nei pressi del mercato del pesce.”
L’intero paese era scioccato dall’intera vicenda, ma erano ben piu’ scioccati dal fatto che i sospetti del Signor Corelli fossero fondati e non frutto della sua anziana fantasia. Lo cercarono dopo gli avvenimenti, e lo trovarono tremante aggrappato in cima al suo albero di banane. I suoi vicini riuscirono a tirarlo giu’ dall’albero e a strappargli di mano la banana ormai schiacciata alla quale si era tenuto ansiosamente.
Ironico, direi, il fatto che il Signor Corelli sia stato benissimo da allora. Tutti quelli che lo ritenevano pazzo si scusarono, e scoprirono un nuovo rispetto per il vetusto saggio. Il Signor Corelli non era piu’ spaventato dal mercato del pesce, e comincio’ ad andarci piu’ spesso.
Pero’ solo due mesi dopo gli eventi dell’elefante il povero Signor Corelli smise improvvisamente di andare dal droghiere in paese, fatto che a tutti sembrava assai strano e bizzarro, lamentando che una banda di pirati, con bandane, bende, coltelli e tutto, aveva cominciato a nascondersi proprio in quel seminterrato…