Lauto Erotismo
Wednesday, 21 November 2007
Lei era uscita dal negozio vagamente perplessa.
“Pagare con il bancomat forse non e’ stata esattamente una buona idea. In banca si faranno ricche beffe della mia privacy.
Eh gia’! Eccolo li’, me l’immagino l’impiegato segaiolo, che si toglie gli occhiali e si stropiccia gli occhi per curiosare, col cursore che lampeggia sulla riga dell’estratto conto
~ importo in addebito su carta “si” per acquisto al sexy shop “mond’onano”
Un’occhiata al collega, e cosi’ via, in un domino di gomitatine a richiamare l’attenzione morbosa di tutti sul mio mondo depravato. E deprivacyzzato.
Si, ma poi, in fondo, chissenefrega. Saranno pure cazzi miei!”
Si lascio’ ogni dubbio alle spalle, allungando il passo e rivelando al mondo invisibile i segreti ricami della sua intimita’.
Amava vestirsi di nero. Comunicava cosi’ al mondo la sua predisposizione ad un pessimismo silenzioso, affidava ad un’immagine monocromatica decisa la sua visione oscura delle cose.
Quel giorno indossava una minigonna, una canottiera e degli anfibi, tutti rigorosamente neri. I capelli, corti, erano piume di corvo, isterici, morsi da forbici nevrotiche. Non era pallida, tutt’altro. Pelle quasi d’ebano. Odiava truccarsi. Aveva pero’ due piercing. Uno sulla lingua, l’altro sul sopracciglio destro. Sul sinistro una cicatrice sembrava un’apocope di qualsiasi tentativo di sorriso.
Stringeva forte i manici di carta della busta mentre camminava verso casa. Le labbra giocavano con i suoi denti, perfetti e bianchi. La puzza di cipolla, curry e piscio anticipava i portici di quel marciapiede alla deriva della desolazione. Nei seminterrati affacciati sui piedi dei passanti vivevano soprattutto nordafricani. Tipi forti. Strani. Fuggiti dal loro mondo e desiderosi di tornarci. “Cazzoni” di nome e di fatto.
Non aveva mai avuto molti ragazzi, di sicuro non ne aveva mai avuto uno con un bell’arnese. E schiettamente di questo se ne rammaricava. Forse per questo al tipo del sexy shop aveva chiesto il modello “harlemitico”. Misura pregevole.
Il commesso, un tipo alto un metro eufemistico, aveva afferrato il coso con due mani e glie lo aveva messo sul bancone con un sorriso da idiota. Lei ne era rimasta turbata. In fondo un massaggiatore intimo, un cazzo di vibratore, prima o poi deve poter insinuare il proprio ego. Per la miseria. Un affare enorme. Aveva opportunamente evitato di guardare negli occhi il tipo, faccia (lui si) da cazzo, inespressiva e di gomma! Ma aveva invece ammirato la maestosita’ del suo nuovo principe azzurro a batterie (“una rosa senza spina, ma con la possibilita’ di ricarica” recita la pubblicita’ lungo il fianco della scatola del coso), e non aveva distolto lo sguardo neanche per aprire il portafogli.
“Carta o bancomat?” Chiese il tipo.
“Bancomat!” Rispose.
“E’ per lei? O… un regalo?”
Lo guardo’ bene in faccia.
“No, ma quale regalo! E’ per me. Puo’ anche non incartarlo. Grazie!”
“Un affarone!”
Sorrise, rileggendo il prezzo sullo scontrino che teneva in mano da quando era uscita dal negozio.
“Ora vediamo se sentiro’ la tua mancanza. Stronzo!”.
Fu invece il commento che a chiare lettere scandi’ a brutto muso, spaventando molecole di aria distratta e distraendo, di scandalosa curiosita’, una signora impegnata a contare i suoi passi brevi.
“Si, credo proprio di poter fare a meno di te, se e’ vero che il nostro rapporto era ormai solo questione di infilare il tuo coso nel mio salvadanaio per rubarmi gli ultimi spicci di umore messi da parte. Perche’ esaltavi il tuo volermi scopare, per poi chiedermi quanto fosse grande il mio amore? Non mi hai concesso nemmeno la soddisfazione di una par condicio dissoluta.
Una chiave se ne frega delle ragioni di una porta. Si preoccupa di godersi le mandate. E una porta invece deve necessariamente lasciarsi aprire da una chiave. E’ nella sua natura. Costretta a fidarsi. Lasciarsi violare nella speranza di aprire anche al cuore.
Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ma e’ difficile pettinare la rabbia.
E se un uomo e’ bastardo, allora tutti sono da prendere a calci sulle palle.
La cosa piu’ lungimirante che ho fatto e’ stata mandarti a fare in culo”.
Nell’ascensore, affronto’ in silenzio il proprio imbarazzo di fronte allo specchio. Quella lei, dall’altra parte di quella cornice, sapeva bene cosa c’era nel sacchetto. Mentire a se stessi e’ possibile, ma in genere si evita di farlo davanti ad uno specchio. L’uomo che riflette su se stesso e’ giudice spietato.
A casa, si tolse gli anfibi e la minigonna, rimanendo in canottiera e mutande.
Poggio’ la confezione del coso sul tavolo della cucina. Lo tiro’ fuori dalla busta e quindi dalla confezione.
“Cazzo, tu si! Trenta centimetri di prestazioni senza implicazioni sentimentali.
Certo ci vuole coraggio ad usare un coso del genere.”
Sorrise sorseggiando acqua di rubinetto. Poi afferrandolo con una mano, rendendosi conto della misura della circonferenza, aggiunse “no, mi correggo, non coraggio, direi codiametro, che e’ il doppio, piu’ del doppio, della misura della presunzione del mio ex manico”.
Il vibracoso stava in piedi da solo. Aveva una base notevole. Era un affare con due palle cosi’.
Lo mise in carica. Lo sentiva vivere, pulsare di una sottile eccitante elettricita’. Turbata lo rimise sul tavolo. Si ritrasse facendo due passi all’indietro, fino allo sgabello. Si mise seduta. Divarico’ le gambe, posizione comoda, poggiando il mento sulla mano destra. Per riflettere.
Il vibracoso accese una lucina verde.
“E cosi’ porti le mutande. Perche’ bianche?”
Lei alzo’ lo sguardo e il mento, poi senza stare troppo a pensare rispose.
“Adoro il bianco nell’intimo!”
“In che senso?”
“Nel senso che nella libidine mi piace la chiarezza. E la pulizia!”
“Vedo che non porti il perizoma, come mai?”
“Non mi piace un filo interdentale nel culo. E poi vorrei sapermi distinguere. Le donne sotto-sotto sono uguali: portano tutte il perizoma. Lo trovo poco coordinato con la mia natura introversa.”
“Questa poi. Che significa?”
“Significa che il mio pudore deve abitare una sua discrezione completa. Non parlo certo di inibizione, ma mi riferisco al fatto che la mia intimita’, trasmessa con chiarezza, non deve essere esposta ad esibire la sua potenza. Preferisco vivere nella discrezione ed esplodere di gioia una volta svelatami. Non starei qui a questionarne con te se fossi incatenata a morali o pudori antichi. Odio i perizomi. A parte la battuta di prima, li reputo mutande per il cervello scl-erotizzato degli uomini. (Non riesco proprio a pettinarla la rabbia. Dannazione!)
Non intendo appendere ad un filo il mio profumo di carne. Non riesco a bagnare del mio umore migliore una collana di strass. Preferisco vestire il mio sesso di cotone candido. Il contrasto mi intriga.
Mi vesto di nero per comunicare al mondo la mia inquietudine. Mi svesto di bianco per esprimere la mia limpidezza di idee sul volermi spogliare. Mi piace il sesso. Difficile, per me, non coordinarlo con l’amore. Mi piace e molto.”
“Niente perizoma quindi, pero’ ti piace il sesso. Questa cosa mi fa tornare in mente Edwige e Nadia, due punti di vista differenti su una donna perfetta.”
“Di chi parli?”
“Di due donne che realizzano la donna perfetta. Un bel culo (il migliore), due belle tette (pre-n-sili-coniche).
Imperversavano nell’immaginario erotico degli impiegati del catasto, nella tv eroicomica, sui calendari dei meccanici e dei barbieri, nei pensieri ras-ponibili dei giovani maschi, e suggerivano eros alle casalinghe impegnate ad uscire dalla crisi erotica delle vestaglie di flanella e dei rettangolini neri dell’autoscatto. A quei tempi io non ero nato. I miei nonni erano per lo piu’ vibratori suppostiformosi, venduti con dignita’ massaggiatoria negli pseudo drugstore delle stazioni ferroviarie. Avevano pelle dura, come palline da golf.
L’erotismo ha poi subito una notevole evoluzione, ma sostanzialmente ha vissuto un passaggio fondamentale nella capacita’ perbenista delle donne di ammettere un lauto erotismo anche con l’apostrofo.”
“Cioe’? Cosa intendi?”
“Voglio dire che indipendentemente dalla propria passione vissuta cavalcando un maschio fidanzabile o meno, molte donne hanno cominciato ad apprezzare le scarse complicazioni emotive di un lauto “auto” erotismo. Il nonno massaggiava muscoli rilasciati. Il passo e’ stato breve. Alcune donne rilasciate dai propri ragazzi hanno clitorizzato il proprio ego ed hanno finalmente rotto con le puttanate morali che condannavano certa interiorita’ godibile. Durante la crisi economica un “vibracoso” come me era oggettino di lusso difficilmente acquisibile. Al tempo costavano poco invece certi ortaggi. Le zucchine o i cetrioli erano una buona alternativa. Le donne smisero di dedicarsi alla “carne di porco!” (nessuna donna pettina la rabbia) e dedicarono la loro passione ad una dieta vegetariana. Non sto qui a dirti delle ulteriori alternative. Si arrivo’ ad utilizzi distorti di oggettistica costretta e violentata da un ego femminile finalmente libero e perverso.”
“Come fai a sapere tutte queste cose?”
“Beh, ti sembrera’ banale l’ovvio. Ma io le donne sono destinato a conoscerle, subito, senza preamboli. Io posso… io riesco veramente a vederle dentro. Non perdo tempo sulle labbra, niente baci, salto spesso i preliminari per tuffarmi fino in fondo da dove percepisco soffocati sorrisi di una gioia liberatoria e comunque triste. Nessuna donna si e’ mai lamentata di me. Non sussistono - per definizione - problemi di prestazione. Io sono sempre pronto. Introattore protagonista degli umori segreti delle donne.
Ci sono donne bellissime che non si rendono conto di dedicarmi spettacoli erotici per cui io stesso avrei pagato un intero cambio di batterie. Io ho una razionalita’ che mi permette di valutare le cose oggettivamente, ma non sono in grado di eccitarmi e per assurdo arrivo ad invidiare i cazzi mosci che sono capaci di risorgere ogni volta.
Ho conosciuto donne incredibili, vistosamente puttane ed intimamente incapaci di scopare. Donne timorate di Dio che hanno chiuso il vangelo, il telefono al marito ed hanno aperto il cassetto per svelarmi, complice della loro repressa libidine. Ho amato ragazze capaci di giocare con il loro corpo e di sorridere alla vita contagiando chiunque le amasse.
Ne ho visto fin troppe di cose, ed ora vedo il tuo sguardo inquisitorio.
Chiedimi dunque…”
“…sei affascinante. Ma tu trovi sia giusto che io e te, ora…?”
La luce di “completa ricarica” si era appena accesa.